Tre donne reporter raccontano l'Afganistan in un libro multimediale

Il libro si titola  AFGHAN WEST voci dai villaggi, edito da Bonfirraro.

Elisabetta Loi in mezzo ad un gruppo di bambini afgani
La foto ritrae Elisabetta Loi in mezzo ad un gruppo di bambini afgani

E’ composto da testi, foto e video (scaricabile tramite Qr code stampigliato sul libro) Sabato 6 luglio ( ore 19) il volume viene presentato a Cagliari presso la libreria Cocco, via Tuveri 16, alla presenza delle tre autrici che hanno vissuto due settimane a cavallo tra la fine del 2012 e il 2013 nella zona dell’ Afganistan affidata agli alpini della Brigata Taurinense in missione di pace sotto l’egida dell’Onu.
Il resoconto della vicenda è stato stilato dalla giornalista Samantha Viva, siciliana di Catania, già reporter sul fronte del Libano. L’autrice del filmato è Katiuscia Laneri napoletana dalle molteplici esperienze professionali, raccontate nel libro  “Viaggio di Vita di Videoreporter”. Le foto che fissano volti e situazioni emblematiche della vicenda afgana sono state scattate da Elisabetta Loi, ogliastrina di Elini e figlia d’arte. Il padre, Ettore, è lo storico reporter foto e video degli eventi accaduti in Ogliastra e dintorni negli ultimi 30 anni .
Per Elisabetta, si tratta della seconda  ”missione ”in  terra afgana. A febbraio dello scorso anno era partita verso la zona di Herat, macchina fotografica a tracolla, al seguito della Brigata Sassari, in un momento esistenziale  per lei molto difficile , quasi avesse voluto mettere alla prova il corpo e lo spirito ancora segnati da un ciclo di chemioterapia appena concluso.«È stata un’esperienza importante – aveva  poi commentato al ritorno dalla missione – che mi ha fatto capire molte cose del mondo, ma anche di me stessa».
La perizia tecnica non basta, da sola, ad animare ed a rendere originale il lavoro di un fotografo, se non è accompagnata da una grande sensibilità umana che passa attraverso la condivisione degli stati d’animo, lieti o tristi che siano, delle persone e delle situazioni che si va a raffigurare .
Altrimenti non sarebbe possibile spiegare il patos che promana dalle foto di Elisabetta, cuore pulsante del libro AFGHAN WEST voci dai villaggi: la fierezza dei vecchi afgani; lo sguardo fiducioso dei ragazzi che chiedono un futuro senza guerre fratricide; i gesti rassicuranti, talvolta confidenziali, verso la popolazione da parte dei militari italiani; il sorriso appena accennato ma ricco di meraviglia negli occhi delle donne afgane davanti al computer che spalanca il mondo della modernità.
Né potevano mancare, nel clima di incertezza che ancora regna in quel paese, le immagini di una guerra senza frontiere e nemici evidenti e riconoscibili: i militari italiani a bordo dei blindati Lince in formazione di pattuglia; l’addestramento dei componenti il futuro esercito regolare e la polizia afgana; la pacatezza  gestuale degli Alpini impegnati nei posti di blocco, dove la  tensione riesce a filtrare attraverso gli occhiali scuri da sotto l’elmetto; la desolazione inquietante dei territori sorvolati dagli elicotteri con le mitragliatrici che spuntano dai portelloni spalancati ; il rito antico del pane fatto in casa, tanto simile a quello della Sardegna .

Elisabetta riesce a fissare  nell’obbiettivo  emozioni e sensazioni inedite, prima di trasporle sulle pagine del libro.
<<Non si sa niente della realtà del posto e delle sue difficoltà- è scritto nella prefazione al libro AFGHAN WEST voci dai villaggi: di come la gente stia cercando di affrancarsi dalla criminalità, dall’oppio, dai pregiudizi e dall’isolamento. Il messaggio che a volte traspare dalle numerose attività che i nostri militari svolgono, in un paese così contraddittorio e complesso e di quanto il suo popolo sia legato al nostro, merita più attenzione, soprattutto visto il riconoscimento del cosiddetto “sistema Italia” quale modus operandi che ha fatto scuola e ha fornito competenze e suggerimenti indispensabili per far sì che nel 2014, con la fine della missione ISAF, o il suo molto più probabile ridimensionamento nel numero e nelle funzioni, il popolo afgano sia finalmente indipendente>>.

Un auspicio di pace che è difficile non condividere

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