Sud Sardegna, primi al mondo: "E ora riconoscimento Unesco"

Il Sud Sardegna è fra le prime due o tre località del mondo per quanto riguarda il turismo sostenibile. Un territorio, insomma, che non ha eguali. A sottolinearlo non il presidente della Regione o il sindaco di Muravera ma il più importante organismo mondiale per questo genere di turismo, il Global Sustainable Tourism Council (Gstc).

Grazie alla sinergia tra cinque comuni del sud (Muravera, Cagliari, Villasimius, Domus De Maria e Pula), università e gli operatori commerciali, l’organismo internazionale ha monitorato per alcuni mesi il territorio in base a 40 criteri. E alla fine gli 81 indicatori emersi sono stati quasi tutti positivi.

Spiccano in particolare, come ha sottolineato Patrizia Modica dell’Università di Cagliari, il patrimonio storico e culturale, l’integrità dell’ambiente e l’assistenza medica sempre presente. Ma ci sono anche alcuni aspetti da correggere. Come, ad esempio, la mancanza di comunicazione e di monitoraggio dei dati.

Ed è lì che occorre subito mettere mano: “Noi non contiamo – ha spiegato Marco Fanni, sindaco di Muravera – nel senso che dobbiamo imparare a contare tutto quello che possiamo, dai turisti che pranzano in ristorante alla quantità di arance che vengono prodotte in un mese. E tutti questi dati devono essere resi pubblici”.

Il concetto è proprio quello: “L’ottica – ha ribadito il docente di statistica Francesco Mola – di essere proprietari dei dati è un delitto, i dati sono liberi”.

Uno dei fattori che ha portato i cinque Comuni ad ottenere il riconoscimento del Gsct è il fatto “di essersi orgogliosamente aggregati”.

“Abbiamo iniziato coi trasporti – ha spiegato il sindaco di Villasimius Tore Sanna – trovando assieme degli accordi con i vettori navali. Abbiamo fatto degli importanti passi in avanti tenendo presente un concetto, e cioè che le istituzioni devono offrire sostegno e promozione mentre gli operatori devono agire. Non mi interessa che Villasimius totalizzi 20mila presenze in più rispetto a Muravera o a Pula, dobbiamo considerare questi 5 Comuni come un’area unica connettendo l’alta qualità del territorio ad un’alta qualità dell’offerta turistica”.

Il sud Sardegna così concepito il prossimo settembre richiederà all‘Unesco di essere riconosciuto come una riserva della biosfera: “Sarebbe – ha aggiunto Sanna – il primo riconoscimento del genere in Sardegna e uno dei pochissimi in Italia”.

Il punto della situazione, alla fine, lo ha fatto Armando Peres, presidente del comitato turistico dell’Ocse: “Il turismo – ha detto – è cresciuto del 53% negli ultimi sei anni (in Italia solo del 12%) e secondo le proiezioni nel 2030 il 45% del turismo mondiale si riverserà nell’Europa del sud. Occorre catturare questo flusso e per farlo si deve investire, programmare, focalizzare assieme i punti di forza. Non serve dire che tanto c’è il mare”.

I cinque Comuni del sud Sardegna sono partiti. Dal prossimo anno potranno utilizzare il marchio del Gsct. E si preparano ad ottenere anche la certificazione europea ETIS. Mentre, per quanto riguarda Cagliari “siamo candidati a capitale europea della cultura – ha spiegato l’assessore al turismo del capoluogo Barbara Argiolas – con un ampio territorio. Siamo ben oltre il già bel concetto di città metropolitana”.

Sono arrivati, infine, i dati delle presenze turistiche sino al 31 ottobre: un gran bel segno più. Soprattutto nel periodo di bassa stagione. Il settore del turismo nell’isola, insomma, dà segnali di ripresa. Anche grazie al primo territorio certificato a livello mondiale: da Muravera a Pula il turismo è sostenibile. 

Cerca