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L’origine di questa festa religiosa è da ricercarsi agli albori del XX secolo, quando i fedeli nuoresi vollero festeggiare l’esordio del novecento. Fu così eretta nel cuore del Monte Ortobene, su d’un piano rialzato perché fosse facilmente visibile, e facilmente potesse vedere, la statua del Redentore. Colossale e bronzea osserva le valli del nuorese, e non curandosi del vento, che batte spigoloso in quelle zone, ne tanto più della pioggia, da 108 anni veglia. Così come da 108 anni, in agosto a Nuoro, si celebra la festa che consiste in un lungo pellegrinaggio verso il Monte che custodisce l’icona sacra. La bellezza dell’ interminabile corteo è rappresentata dai partecipanti. Tutti vestiti in costume sardo, secondo la zona alla quale appartengono, si dirigono lentamente, al ritmo degli incessanti inni liturgici verso il monte. Il corteo parte alle prime luci dell’alba e non si lascia spaventare dalla distanza della meta da raggiungere. Arrivati fin alla statua verranno celebrate messe e rituali tradizionali, su d’un altare di pietra, collocato poco più in basso della statua. Integrazione della festa saranno spettacoli folkloristici, danze e canti che si protrarranno per tutta la giornata, ma distanti dal cuore delle celebrazioni religiose, quasi a voler rispettare la sacralità della giornata. E per chi si domandasse per quale motivo l’alluce del Redentore appare più lucido rispetto alla statua tutta, diremo che si racconta che dopo averlo toccato, sia possibile esprimere un desiderio. E pare che non pochi credano a questa leggenda.

Claudia Zedda

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