I brasiliani alla scoperta dell'isola: "Il vostro tesoro? Cibo e cultura"

Dal Brasile alla scoperta della Sardegna. Ma non delle spiagge o della natura (“ne abbiamo tante anche noi”), piuttosto del cibo, della storia, delle tradizioni. Del modo di fare di un popolo antico quanto ospitale.

L’idea, quella originaria, è di Antonello Monardo, calabrese emigrato in Brasile venti anni fa, per lavoro. Per fare l’imprenditore.

E così, tra la tante cose, ha messo su l’associazione “Parlando italiano, mangiando, cantando, viaggiando”.

Si impara l’italiano cucinando (senza troppe pretese) le pietanze italiane. E poi giocando e viaggiando. In Italia, ovviamente.

Antonello organizza i viaggi da quattro anni, in primavera nel sud Italia, in autunno al nord. Gruppi di 20, 30 brasiliani alla scoperta del cibo e delle cultura.

Lo scorso 18 maggio la comitiva – in 19 stavolta (nella foto)– è sbarcata prima in Toscana quindi in Sardegna grazie alla collaborazione con Martino Di Martino, presidente della Sintur, agenzia per le sinergie turistiche in Sardegna.

Un viaggio nel cuore dell’isola, da Orgosolo a Cagliari, da Orroli a Dolianova. E i brasiliani, età media 45-50 anni, hanno sorseggiato il cannonau, pranzato con il pastore, assaporato l’olio d’oliva.

Con loro una nota giornalista brasiliana, Liana Sabo del Correio Braziliense: “Sono due – spiega la giornalista in lingua portoghese – le cose che mi hanno impressionato particolarmente. La prima è l’incredibile patrimonio gastronomico e storico che ho trovato, la seconda è il fatto che in Brasile non ci sono informazioni sulla Sardegna nonostante lo stretto legame con l’Italia”.

Liana Sabo pone l’accento sulla tradizione sarda, sul “popolo millenario” e la preparazione di piatti dalle radici antichissime. Un elogio, infine, alla ricettività e all’ospitalità. Un solo suggerimento: “Per facilitare il turista – conclude Liana Sabo – sarebbe opportuno un orario più lungo di apertura dei negozi. Nella capitale brasiliana (Brasilia) in tanti lavorano h24″.

L’esperimento in ogni caso, come sottolinea Antonello Monardo, è perfettamente riuscito: “Chi ha fatto il primo viaggio in Italia vuole farne un secondo. Questi quattro giorni in Sardegna poi sono stati eccellenti. Ed è questa secondo me una delle strade da percorrere per lo sviluppo turistico dell’isola, far conoscere il vero cuore della Sardegna fatto dal formaggio del pastore o dal nuraghe poco conosciuto”.

Enogastronomia e cultura. Ai brasiliani piace così.

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